REGNO THAI DI NAN ÇIÁO

Il re Phi Lo Ko (Khun Bòròm) 729-746 Abbiamo lasciato i nostri Thai emigrati in massicce ondate particolarmente nel territorio di Nan Çiào (attuale Iun Nan), provincia meridionale non ancora annessa al Celeste Impero, dove di conseguenza poterono prosperare indisturbati per parecchi secoli, anche se continuamente adocchiati non solo dai Cinesi ma dagli stessi Tibetani che nel frattempo si erano organizzati in un potente Reame al centro dell’Asia. Le Cronache Cinesi ci sono d’ora in avanti molto più generose di notizie che in passato a riguardo dei Thai e potremo così seguire le loro gesta con maggior attendibilità storica, anche se le Southdette Cronache furono scritte più per esaltare le glorie del Celeste Impero che per eternare la memoria degli altri popoli. Infatti quegli stessi Cinesi che giunsero, nomadi e rozzi cacciatori, nel bacino del Fiume Giallo e chiamarono ammirati i Thai «grandi, gloriosi, liberi», ora divenuti superbi cittadini del Celeste Impero non esitano a chiamarli «barbari» alla stessa stregua di tutti gli altri popoli non cinesi. Fenomeno e costume che conosciamo assai bene anche dalla nostra storia antica dalla quale apprendiamo che i Persiani chiamavano barbari gli Assiro-Babilonesi, gli Egizi, i Greci e viceversa; e i Romani infine chiamarono barbari gli stessi Greci che li avevano civilizzati e continuavano a civilizzarli con la loro cultura e con la loro presenza in Roma con migliaia di artisti, scrittori, filosofi, pedagoghi, maestri d’ogni arte e mestiere. Diamo dunque a questo termine il significato psicologico che si merita più che un significato storico. È tuttavia da rilevare che in Estremo Oriente, tolta la predetta eccezione, è rimasta proverbiale e storicamente provata la severa onestà dei cronisti della Corte Imperiale Cinese, molti dei quali preferirono la pena capitale piuttosto che piegarsi ai capricci di alcuni Imperatori che volevano far loro falsificare o alterare i fatti storici che li riguardavano. In cinese infatti storia si dice “Ci” che vuol dire appunto imparzialità. Ciò non significa comunque che tutti gli imperatori e i cronisti del Celeste Impero siano sempre stati fedeli a tale assunto, ma è certamente probabile che le loro Cronache contengano una buona percentuale di verità storica. Dall’Etnografia dei Popoli Stranieri scritta nel tredicesimo secolo dallo storiografo cinese Ma Tuan Lin, in base alle predette Cronache di Corte, apprendiamo che intorno al 420 la Cina era ancora in uno stato di disordine, a causa di lotte e disgregazioni interne, per cui molte città Thai meridionali e orientali si erano rese indipendenti. Tra queste ve n’erano sei di Nan Çiào (Iun Nan) e precisamente: Méng Sùai, Iùng jì, Lang Çiùng, Théng Ciàn, Ci Lang, Méng Cià detta anche Nong Sè (l’attuale Ta Li Fu). Queste città che avevano una struttura politica simile ai nostri Principati, Signorie e Comuni del Medio Evo, erano continuamente in lotta tra di loro finché Méng Cià o Nong Sè (ora Ta Li Fu) ottenne la supremazia su tutte, divenendo capitale del Regno di Nan Çiào. Lo storiografo cinese predetto ci ricorda i nomi di ben quattordici Principi o re di Méng Cià o Nong Sè, alcuni anteriori alla sua ascesa a capitale, altri posteriori a tale evento. Ed è di alcuni di questi ultimi che noi per brevità ci occuperemo, trascurando gli altri per non rendere il racconto troppo lungo o noioso al lettore. Durante il Reame di questi quattordici re, Nan Çiào raggiunse il suo massimo splendore e sviluppo estendendo i suoi confini a Southest nel Lao settentrionale fino al Tonkino (Vietnam) e a occidente fino in Birmania. Conquistò inoltre e occupò temporaneamente anche parecchie città del Tibet e della stessa Cina, obbligando queste due grandi potenze a venire a patti. Uno dei suoi re ottenne tali favorevoli concessioni da avere in sposa una principessa del Celeste Impero. (Tav. III) Ma procediamo per gradi e notiamo anzitutto che quasi tutti questi re di Nan Çiào passarono alla storia con due e anche tre nomi a seconda del popolo a cui hanno dato origine o hanno avuto a che fare. Di solito ne ebbero uno da parte dei Cinesi che redassero le Cronache, uno da parte dei Thailandesi che lo riportarono nella loro storia dopo una lunga tradizione orale di generazione in generazione, e uno da parte delle Cronache dei Lao e dei Khamén. Noi daremo la precedenza e la preferenza a quello più usato e conosciuto nella Storia Thailandese. Cominciamo con il terzo della dinastia e cioè col re Khun Lùang (Si Nu Lo) che nel 649 adottò definitivamente per il suo Reame il nome di Nan Çiào, abbandonando la vecchia denominazione di Ai Lao. Ma di tutti i re di Nan Çiào il più importante fu certamente il re Khun Bòròm (Phi Lo Ko), settimo della dinastia, che regnò dal 729 al 746 e completò l’opera di conquista e unificazione di tutte le altre cinque città Ai Lao o Thai. Non solo, ma estese il suo dominio anche sul Reame di Sip Song Çiù Thai (12 principati), ed è conosciuto dai Lao col nome di Khun Bòròm, come il diretto iniziatore del loro Reame per aver fondato Müang Thèng (l’odierna Dìen Bìen Phu) passata nel territorio del Vietnam e Lùang Phrabàng attuale capitale del Lao. Al governo di questa città aveva posto il suo primogenito Khun Lùang Fà meglio conosciuto nella storia col nome di Ko Lo Feng, di cui ci occuperemo in seguito. Khun Bòròm (Phi Lo Ko) costruì anche la città di Iònok poi chiamata Cìeng Sèn i cui abitanti dovevano diventare i più vicini antenati degli attuali Thailandesi. Il re Khun Bòròm (Phi Lo Ko) dunque è passato alla storia come il personaggio chiave e la pietra miliare dei due moderni Stati Thai, il Lao e la Tailandia che più di ogni altro hanno accolto e conservato l’eredità etnico-razziale e culturale degli antichi Ai Lao o Thai. A lui successe il figlio Khum Lùang Fà o Ko Lo Feng che regnò dal 746 al 779. Durante il suo Reame i Cinesi cominciarono a molestare anche i Thai di Nan Çiào, ma furono ripetutamente sconfitti e ricacciati. Questi attacchi dei Cinesi convinsero allora Ko Lo Feng ad allearsi ai Tibetani e a prendere egli stesso l’iniziativa contro di loro. Approfittando dei disordini causati nel Celeste Impero dal generale tartaro On Su San spinse i suoi eserciti nel territorio cinese conquistando e annettendosi alcune province. Alla sua morte gli successe il nipote Imòsum, nono della dinastia, che, al contrario del nonno, si alleò con l’Impero Cinese e rivolse le sue armi contro i Tibetani sconfiggendoli e togliendo loro la provincia di Khun Ming Cern. Il re Feng Çiù, decimo della dinastia, è ricordato per aver nuovamente voltato le spalle alla Cina e aiutato l’Annam a liberarsi dall’esosa oppressione dei funzionari o mandarini del Celeste Impero. Ma i rapporti tra Nan Çiào e la Cina dovevano andare peggiorando ancora di più durante il Reame del figlio di Feng Çiù succedutogli col nome di Ciù Làng, il quale, dichiaratosi Imperatore egli stesso, annullò tutte le visite di omaggio e cortesia alla Corte Imperiale Cinese e cominciò a invadere e devastare parecchie città delle province meridionali cinesi. L’Imperatore Cinese inviò allora il generale Sai Si ad attaccare le forze di Nan Çiào; ma successivamente ravveduto preferì dare ordine al Governatore Generale delle Province Meridionali Sai Ping, di rimanere soltanto sulle difese. Questi pensando che il pericolo fosse già scongiurato, ridusse le truppe di guarnigione nell’Annam, offrendo così una occasione propizia al re di Nan Çiào di attaccare e porre l’assedio alla stessa capitale Tongking (l’attuale Hanoi). L’Imperatore Cinese infuriato passò immediatamente il comando di tutti gli eserciti del South al suo valoroso generale Kao Pìen che, prendendo di sorpresa le truppe di Nan Çiào, con una serie di vittorie, riuscì a liberare la capitale dall’assedio e a prendere pieno possesso dell’intero Tonkino e dell’Annam. Al re di Nan Çiào, Ciù Làng non rimase che venire a patti e chiedere la pace (869). Pace tuttavia che non durò a lungo perché Ciù Làng tornò nuovamente all’attacco. I Cinesi opposero nuovamente accanita resistenza e respinsero le forze di Ciù Làng che, già ammalato e amareggiato della nuova sconfitta, poco dopo morì. Gli successe il figlio Phra Ciào Fa che decise di rappacificarsi coi Cinesi chiedendo in sposa una figlia dell’Imperatore. Ma alla corte imperiale i pareri su questo matrimonio erano discordi e in gran parte contrari, nonostante che il generale Kao Pìen sostenesse la richiesta con calore ritenendola la migliore soluzione per porre fine alle sanguinose guerre tra i due Paesi. L’imperatore tuttavia sulle prime rifiutò provocando così la reazione del re di Nan Çiào che attaccò nuovamente l’Annam. La sua richiesta venne allora posta nuovamente sul tappeto della corte imperiale cinese e infine l’Imperatore si decise a dare il suo consenso alla figlia, principessa Ngam Fa, di andare sposa al re di Nan Çiào. Phra Ciào Fa aveva tre ottimi ministri che lo avevano assistito egregiamente nel governo dello Stato e soprattutto nella lotta contro i Cinesi. Ed egli, in premio delle loro alte prestazioni e per ringraziare degnamente l’Imperatore Celeste, non potendolo fare di persona, per avergli concessa in sposa la figlia, li inviò in missione diplomatica alla corte imperiale con doni e lettere di omaggio e deferenza. Ma quivi giunti, su suggerimento del perfido generale Kao Pìen, l’Imperatore offrì loro un sontuoso banchetto durante il quale furono avvelenati, privando così, d’un solo colpo, il re di Nan Çiào, dei suoi migliori uomini e saggi consiglieri. Non solo, ma poco per volta, con la complicità della figlia, riempì il palazzo reale di Phra Ciào Fa di parenti della regina, di funzionari e personale cinesi, sicché alla corte di Nan Çiào questi cominciarono ad avere il sopravvento sui Thai. Per cui nel 1253 l’Imperatore Kublai Khan non durò fatica a sottomettere Nan Çiào e a farne una provincia del vastissimo Impero Mongolo. Ma se la corte e la nobiltà terriera di Nan Çiào divenne interamente cinese, la massa popolare di quella terra continuò ad essere Thai per secoli, attaccata ai suoi campi, alle sue case, alle sue città, alle sue tradizioni, conservando fino ad oggi una parlata ancora ricca di vocaboli uguali a quelli degli attuali Thai e Lao. Una buona parte di Thai, tuttavia, specialmente nobili e ricchi, artigiani, commercianti e proprietari terrieri, diseredati dai conquista tori, ripresero la via dell’esilio e dell’emigrazione verso il South raggiungendo i loro fratelli che li avevano preceduti, inoltrandosi sempre più nell’interno del Lao e della Tailandia in modo particolare, fondando nuove città o ingrossando quelle esistenti e riorganizzandosi in nuovi piccoli principati e regni.

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