Nozioni
Geografiche
Brevi nozioni geografiche sulla Tailandia
Non spiaccia al lettore se, prima di iniziare la nostra storia della Tailandia, premettiamo qualche notizia geografica, onde meglio ambientare e localizzare le varie vicende storiche di quel popolo che, a somiglianza di quasi tutti i gruppi etnici della terra, ha avuto origini ben lontane dall’attuale sua sede e in seguito a emigrazioni, spostamenti, lotte e conquiste, è riuscito a trovarsi una patria, a darsi un linguaggio, una scrittura, una cultura, una religione sue proprie nettamente differenti da tutte le altre.
PreciSiamo anzitutto che la Tailandia ha preso questo nome ufficialmente intorno al 1940 e che prima era chiamata Siam (che i Thailandesi pronunciano Saiàm, gli Inglesi Sàiam, i Francesi Siàm e gli Italiani Siam). Nome di origine molto incerta e oscura che molti studiosi spiegano col significato di «nero o scuro» dovuto al colore della pelle giallo-bruno scuro dei suoi primi abitanti.
Ho detto che la Tailandia era chiamata e non si chiamava Siam. I Thailandesi infatti hanno sempre usato da secoli e millenni il termine Thai per autodefinirsi e furono gli stranieri, particolarmente dal 1500 in poi, con l’inizio delle grandi scoperte, esplorazioni e imprese coloniali, che lanciarono nel mondo occidentale il nome di Siam (da Saiàma il nome di una minoranza etnica di aborigeni della Tailandia centrale e meridionale, attualmente ridotti a poche tribù che vivono nelle foreste e montagne ancora quasi allo stato brado). Furono gli Europei che adottarono questo nome e lo imposero agli stessi Thailandesi anche negli atti ufficiali, mentre i Thailandesi hanno sempre preferito e continuato a far uso dei loro particolari appellativi di Thai per indicare il popolo Siamese, di Müang Thai per indicare il loro stato o Reame e di Prathét Thai per indicare la loro nazione. (Thai = liberi: Müang = città, stato, Reame; Prathét = nazione).
Il francese Laloubère, che fece parte dell’ambasciata francese alla corte del re Narai ad Aiùtthaià, nel 1680 scriveva: «Il nome Siam è sconosciuto ai Siamesi... I Siamesi usano appellarsi col nome di Thai che nella loro lingua significa “liberi”, proprio allo stesso modo in cui i nostri antenati si chiamavano “Francs” (affrancati, liberi); e «Müang” significando Reame in Siamese, essi chiamano la loro patria “Müang Thai” o “Regno dei liberi”». Il vescovo Mons. Pallegoix delle Missioni Estere di Parigi ribadiva a sua volta nel 1854: «La nazione che gli europei chiamano Siam, qui è chiamata «Müang Thai” (Regno dei liberi)». E il Dr. Rong Sayamananda, professore dell’Università Ciulà Longkòn di Bangkok, precisa nel suo libro «Fondamenti della storia Thai»: «Saiàm o Syam divenne nome ufficiale solo durante il Reame del re Mongkùt o Rama IV dell’attuale Dinastia Ciakrì (1851-1868). Quando egli firmò il trattato con la Gran Bretagna il 18 aprile 1855, nel documento originale era ancora usato il termine “Müang Thai”, ma nella successiva ratificazione di detto trattato, firmata il 5 aprile 1856, fu introdotto per la prima volta e imposto ufficialmente il termine “Syam” in sostituzione di «Müang Thai”». (Da notare che Syam viene dagli Inglesi pronunciato Sàiam).
Con la incruenta e quasi pacifica rivoluzione del 1932 che portò al Governo la rappresentanza popolare e trasformò la «Monarchia Assoluta» in «Monarchia Costituzionale», il termine «Thai» fu nuovamente portato alla ribalta e rimesso in uso anche negli atti ufficiali. Ma fu il Primo Ministro Phibùn Songkhràm, asserisce il sunnominato professor Rong Sayamananda, che divenuto capo del Governo nel 1938 con un programma di totale rinnovamento e ristrutturazione nazionale, decretò l’abbandono definitivo del nome Siam, sia nella lingua Thai che nelle lingue straniere, sostituendolo con l’autentico e originario nome nazionale di «Müang Thai» o «Prathét Thai».
Anche questa denominazione tuttavia non poté sfuggire alla prepotente ingerenza straniera, particolarmente Anglo-Americana, che la mutò in «Thailand» (sostituendo i termini Müang e Prathét con la parola anglosassone «Land» che vuoI dire terra, nazione), da cui derivano i nostri vocaboli Tailandia e Thailandese. Noi faremo uso anche del semplice termine Thai per dire Thailandese. E speriamo che il travagliato e bistrattato nome sia finalmente giunto al suo epilogo e accezione definitiva. Avremo comunque occasione di riparlarne più a lungo nella narrazione storica.
La Tailandia oggigiorno non ha l’estensione che aveva nei suoi tempi migliori e particolarmente durante i regni dei re Ràma Kam-hèng e U Thong o Ràma Thibodì I nel XIII e XIV secolo, allorché in seguito a fortunose imprese riuscì ad estendere i suoi confini su tutta la penisola di Malacca fino a Singapore e su quasi tutti i territori del Lao, della Cambogia e della Birmania. (Tavv. I - VI)
Attualmente la sua superficie si estende da north a South per 1650 km. e da est ad ovest per 800 km. nella sua pane più larga e 15 km. nella sua parte più stretta. È posta esattamente tra il 6° e il 21° parallelo e tra il 97° e 106° meridiano, con un’area complessiva di 518.000 km2 e una popolazione di 45.000.000 di abitanti. Confina a north con la Birmania e il Lao, a est ancora con il Lao, la Cambogia e il Mar della Cina che forma il Golfo Thai, a South con lo Stato della Malesia e a ovest con l’oceano Indiano nella parte meridionale, e con la Birmania nella parte settentrionale.
È una caratteristica penisola, chiamata tradizionalmente Penisola d’oro dai Thailandesi (Lem Thong o Suvànna Phùm) per la prodigiosa ricchezza del suolo, che presenta una certa rassomiglianza con la nostra Italia, coronata al north da montagne (anche se più modeste delle nostre Alpi) e percorsa a South per tutta la sua lunghezza da una dorsale montuosa e collinosa, molto simile ai nostri Appennini. Ma mentre l’Italia ha la forma inconfondibile di uno stivale, la Tailandia disegna chiaramente i contorni di una immensa scure che estende il suo manico da north a South e volge la sua lama verso oriente.
E solitamente divisa in quattro parti: Settentrionale, Orientale, Centrale e Meridionale; ognuna con caratteristiche organiche e inorganiche, flora e fauna alquanto diverse. E insistendo sulla figura della scure vediamo che la parte Orientale forma la sua lama, mentre le parti Settentrionale, Centrale e Meridionale formano il suo manico o impugnatura.
Parte Orientale. Cominciamo proprio con la sua Parte Orientale, perché quasi si stacca e si aliena dal corpo o asse principale che forma il nerbo e la continuità di tutta la Tailandia. Tale suo distacco dalle altre parti è ancora più marcato dal clima, dal suolo, dall’ambiente, dalla flora e dalla fauna tanto da non sembrare dello stesso contesto geografico. Ed è purtroppo anche la zona più povera e brulla di tutta quella fertilissima e opima terra che forma la maggior parte della Tailandia. Essa confina ad ovest con le due Zone Settentrionali e Centrali, a north e ad est con il Lao ed al South con la Cambogia. È compresa tra i meridiani 102° e 106° e tra i paralleli 14° e 18°. (Tav. I)
La Regione Orientale è nota anche con il nome di Altopiano di Khoràt o Ràtciasìma, due nomi della stessa città, che è il più importante capoluogo di provincia e fu talvolta anche la capitale temporanea del l’intera Regione. L’Altopiano di Khoràt ha la forma pressoché quadrata o quadrangolare con due lati (north e est) delimitati dal fiume Mè Khòng, e due lati (South e ovest) chiaramente marcati da due catene di montagne o alture denominate Phu Khao Phétciabùn — Phu Khao Phrajà Ién sul lato ovest e Phu Khao San Kamphèng — Phu Khao Dong Ràk sul lato South e corrono rispettivamente da north a South e da ovest ad est, formando un angolo retto a mezza via tra Khoràt e Aiùtthaià.
Pare che l’origine di questo tavoliere sia dovuta a cause sismiche che spezzando la crosta terrestre l’hanno innalzata su i due lati montagnosi occidentale e meridionale dando a tutto l’Altopiano una inclinazione che, dall’altezza media di 300 m. scende verso i lati opposti a livello del fiume Mè Khòng che è a 50 m. sul mare.
Il lato più spettacolare e suggestivo di questo tavoliere è quello meridionale che divide l’Altopiano Thai dalla pianura Cambogiana. Si presenta quasi come una lunga e gigantesca parete rocciosa che culmina nel Dong Ràk, famoso centro di rovine storiche Khamén, e corre in direzione della longitudine terrestre. Esso segna il confine naturale tra la Cambogia e la Tailandia. La sua altitudine oscilla mediamente tra i 400 e i 700 m. sul livello del mare. Allorché ci si affaccia sul bordo di questa parete rocciosa o si sale sulla cima di una delle sue maggiori alture si gode un panorama così vasto sulla pianura sottostante da abbracciare, con un solo sguardo, quasi l’intero territorio della Cambogia.
La superficie dell’Altopiano di Khoràt non è piatta e liscia, ma ineguale e quasi bugnata per cui durante la stagione delle piogge hanno origine innumerevoli temporanei rivoli, torrenti e corsi d’acqua che scendono precipitosi verso i fiumi principali il Ci e il Mun, formando con essi la figura di un gigantesco albero dai numerosissimi rami piccoli e grandi, il cui tronco, rappresentato dal Mun, ha le sue radici nel Mè Khòng. Il fiume Ci nasce tra i monti Phétciabùn e si immette nel Mun nei pressi della città di Ubòn, mentre il Mun ha le sue sorgenti nel Phu Khao Phraià Ièn ed è a sua volta tributario del Mè Khòng nel quale sfocia poco più a est della predetta città.
Le piogge che cadono abbondanti durante la stagione dei monsoni (maggio-ottobre) scorrono subito giù dalle predette catene di monti in numerosissimi corsi d’acqua gonfi e precipitosi, giacché la scarsità di piante e la pendenza del terreno non danno il tempo e la possibilità di trattenerle ed assorbirle. Ciò causa un apporto anormale di masse d’acqua nei fiumi Ci e Mun che non riescono ad accoglierle e a scaricarle tempestivamente nel Mè Khòng, per cui, ogni anno, la pianura di Ubòn viene completamente e abbondantemente allagata. Per fortuna tali annuali alluvioni sono più di beneficio che di danno, giacché con l’apporto del caratteristico e fertilizzante limo rendono i terreni particolarmente adatti alla coltivazione del riso. Lungo le sponde dei due fiumi Ci e Mun, inoltre, gli abbondanti detriti alluvionali depositati formano sempre più vaste zone coltivabili.
Tuttavia la discesa e quasi fuga precipitosa delle acque dalle alture e dalle zone più elevate rende quel tavoliere facilmente soggetto a siccità e sterilità nella lunga stagione asciutta creando il problema dell’acqua insufficiente non solo per l’irrigazione delle culture, ma anche per la sopravvivenza degli uomini e degli animali. Al contrario, nelle vicinanze del fiume Mè Khòng, dove la superficie del terreno non ha sufficiente pendenza, le acque ristagnano in estesissimi acquitrini e paludi rendendo la zona inadatta a qualsiasi sfruttamento agricolo e industriale. Il territorio viene comunque sfruttato per la pesca e per vivai ittici di vario genere e anche per la caccia.
Per la presenza di numerosi e ameni laghi, tra i quali predomina il Nong Lahàn, si stanno formando ora dei centri turistici con attrazioni sportive di vario genere, dalla pesca alla caccia, dalle gare motonautiche a quelle a vela, dallo sci d’acqua al canottaggio. Numerosi sono anche gli stranieri che accorrono in quella regione attratti dalle imponenti ed interessantissime rovine dell’antica civiltà Khamén che fiorì tra il V e il XIII secolo, di cui rimangono vistose vestigia nel Phra Vihàn (Sacro Tempio o Santuario) del Dong Ràk, a Phimài (l’antica Phimà Purà, capitale di tutto l’Altopiano e sede del Principe Ereditario Khamén con funzione di Viceré), a Iasò Thon e in altre città e centri minori dove stanno venendo alla luce scoperte archeologiche di inestimabile valore e interesse storico.
Il Governo Thailandese nel frattempo non ha risparmiato denaro e particolari attenzioni per risolvere i problemi di questa Regione a cominciare dall’acqua. Sono stati così trivellati numerosi pozzi artesiani per assicurare l’acqua potabile a tutti i centri abitati e per tutto l’anno. Sono stati innalzati sbarramenti e dighe per trattenere le acque nelle zone più aride e scavati canali e drenaggi per meglio distribuirle in quelle più basse ed agevolare così l’agricoltura, Furono aperte nuove grandiose strade, la più importante delle quali è quella chiamata della Pace che attraversa l’intero Altopiano da occidente ad oriente e da South a north. Di comune accordo con i Paesi limitrofi che si affacciano sulle sponde del fiume Mé Khòng è stata predisposta una carta fluviale per lo studio e la progettazione di lavori atti a sfruttare il suo corso e le sue acque a favore dell’agricoltura, dell’industria, delle comunicazioni e del commercio.
Questa Regione pertanto, che lo storico thai Phra Sàrasàt descriveva 50 anni fa come la zona più povera e spopolata di tutta la Tailandia, è oggi divenuta, dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, una delle più progredite e popolose per l’apporto datole dagli Americani che se ne sono serviti per le loro basi militari nella deprecata, quanto tristemente nota, guerra del Vietnam e della Cambogia. Furono quindi creati nuovi posti di lavoro nei magazzini, nelle officine, negli aeroporti, nelle stazioni autostradali, nei porti fluviali, negli scavi archeologici, nei campi di lavoro e bonifica a fianco delle truppe americane, non solo per i Thai ma anche per i profughi e rifugiati politici Vietnamiti, Cambogiani e Lao che sono fuggiti dai loro rispettivi paesi per tema di rappresaglie da parte dei comunisti o per rifiuto di quel regime politico, È stato dato dunque non solo incremento all’agricoltura, ma avviata anche una incipiente industria meccanica e sviluppato un grande movimento e scambio commerciale, che continuano anche dopo la dipartita degli Americani. La sua popolazione, da poco più di due milioni di abitanti, di 50 anni fa, come riferisce il predetto Phra Sàrasàt, è oggi salita a dieci milioni, portando la Regione Orientale al secondo posto nella graduatoria delle altre regioni, stando alle statistiche ufficiali del Ministero dell’interno del 1966.
Bisogna dunque dire che in pochi decenni quella Regione ha fatto un enorme balzo in avanti. E diventata tra l’altro la zona più attraente per bellezze naturali, rovine storico-archeologiche e attrazioni turistiche. È una Regione dal passato storico e politico molto importante per cui avremo occasione di riparlarne spesso nominando parecchie sue città delle quali riportiamo qui si seguito, per il momento, solo i nomi: Nakhòn Ràtciasìma (Khoràt), Phimài (l’antica Phimà Purà Khamén), Burì Ram, Surìn, Sì Sakèt, Ubòn Ràtcia Thani, Iasò Thon, Roi Et, Khòn Khèn, Phétciabùn, Leui, Udòn Thani, Nong Khai, Sakòn Nakhòn, Nakhòn Phanòm.
Parte Settentrionale. È vasta cinque volte la Svizzera ed è caratterizzata dalle più alte montagne di tutta la Tailandia che, partendo dai suoi margini meridionali, salgono verso north lentamente prima e si elevano poi improvvisamente sopra i 2000 m., formando crinali, vallate, impluvi, lungo i quali scorrono un gran numero di ruscelli, torrenti e fiumi di piccola e grossa portata. Di essi i più importanti sono il Ping, il Vang, lo Iòm e il Nan, che, confluendo quasi contemporaneamente nella zona centrale, formano il Ciào Phraià che va a sfociare nel Golfo Thai. Due altri fiumi importanti che scendono da north e interessano anche questa zona settentrionale della Tailandia sono il Sàlvin e il Mè Khòng. Ma essi non appartengono alla Tailandia che in minima parte, giacché ne lambiscono appena i bordi segnando il confine con la Birmania il primo e con il Lao il secondo.
La Regione Settentrionale della Tailandia è indubbiamente la più varia e pittoresca di tutte le altre. Alle grandi distese infatti di risaie e coltivazioni varie, si alternano aspre e ristrette vallate dove scrosciano torrenti impetuosi spezzati in mille cascatelle e rivoli, tra un verde cupo di foreste vergini tropicali, ricche dei legni più pregiati, e tra montagne le cui cime, tutte coperte da lussureggianti vegetazioni e avvolte da costanti vapori sprigionati dalla terra umida e calda sotto un sole torrido e talvolta implacabile, si confondono col blu del cielo reso verdognolo dal riflesso della foresta. E questa, pullula di selvaggina e d’ogni sorta di animali di grossa taglia, dall’elefante alla tigre, dall’orso al bufalo selvatico, dal cervo al rinoceronte, dalla scimmia al cinghiale. E il paradiso del cacciatore europeo, anche il più esigente che voglia provare tutte le emozioni di un gran safari.
Delle sue montagne più alte ricordiamo il Doi Inthanòn di 2575 m., mentre l’altitudine massima dei centri abitati e delle città di tutta la Tailandia non supera i 400 m. sul livello del mare; il Doi Cìeng Dào di m. 2285; il Doi Phaçiò di m. 2012, il Doi Suthép di m. 1767 che fanno quasi tutti corona all’antica e storica città Cìeng Mài, già capitale dei primi regni thai e centro culturale ed artistico dei più rinomati per lo studio delle antichità thai. Essendo venuti dal north i Thai, è qui che costruirono le prime loro città. Hanno quindi altrettanta importanza storica quelle che citiamo qui di seguito: Müang Fang (l’antica Umongkhaséla, estremo caposaldo del dominio Khamén), Cìeng Sèn, Cìeng Rài, Cìeng Khòng, Lamphùn, Lampàng, Nàn, Phrè, Phaiào, Savànkhalòk, Uttararadìt, Si Satcia Nàlai, Tak, Sukhòthai (già capitale del Reame thai di Sukhò Thai), Phitsanulòk, Kamphèng Phét, Phiçìt, Phétciabùn, Nakhòn Savàn, Uthài Thani.
Parte Centrale. È la parte migliore di tutta la Tailandia, grande 5 volte il Belgio, e fa da impluvio a tutte le acque che scendono dalla Regione Settentrionale in numerosi fiumi. Questi confluiscono quasi tutti nel maggiore fiume del paese, il Mè Nam Ciào Phraià che l’attraversa tutta da north a South, e durante la stagione delle piogge la trasforma in un immenso lago o risaia, apportandovi quell’incomparabile ricchezza del limo (come fa il Nilo in Egitto) che la rende straordinariamente fertile di ogni sorta di prodotti agricoli tropicali.
I suoi ingenti detriti tuttavia hanno causato e causano costantemente l’ostruzione del delta e parte del golfo antistante rendendo difficile e precaria la navigazione delle navi fino al porto della capitale Bangkok che sorge a 30 km. dal mare, sulle sue sponde, ed ha quindi bisogno di continui lavori di drenaggio.
Altro fiume importante in questa zona centrale è il Mè Klòng, che scende da north-ovest e sfocia in mare a poco più di sessanta km. dal delta del Ciào Phraià, divenuto famoso durante l’ultima guerra mondiale per il celebre ponte, fatto costruire dai Giapponesi invasori su uno dei suoi affluenti il Khuè (e non Kuài come abbiamo spiegato nelle norme di pronuncia), che doveva collegare la Tailandia alla Birmania mediante la tristemente nota ferrovia della morte, chiamata così per l’alto numero di vite umane di prigionieri di guerra crudelmente sacrificati per la sua costruzione.
E in questa Regione Centrale che viene prodotto il migliore riso del mondo, l’alimento base non solo dei Tailandesi, ma di tutti i popoli d’Oriente. Viene quindi coltivato in quantità superiore al consumo ed esportato in tutto il mondo. È la risaia dunque che predomina nel panorama di questa zona; ma non mancano moltissime altre piantagioni di cocco, banane, mango, ananas, limoni, mandarini, mais, arachidi, peperoni, fagioli, caffè, tè, palma da zucchero, canna da zucchero, e di tante altre piante da frutto a noi sconosciute, nonché del bambù, il quale fornisce, oltre che un saporito pollone commestibile, anche il legno-tutto-fare dai più svariati impieghi nella vita dei Thai.
La regione è praticamente una immensa pianura a perdita d’occhio, dai 2 ai 40 m. sul livello del mare, rotta solo qua e là da alcune alture e colline non superiori ai 200 m. che, durante le alluvioni, si trasformano in tanti isolotti.
A South, sulle rive del Mè Nàm Çiào Phraià, a 30 km. dalla sua foce, sorge la capitale Bangkok (che i Thailandesi chiamano Krung Thép Mahà Nakhòn che vuol dire Città del Divo Re (altri traducono: Città degliAnglei, degli Dei, delle Divinità), Grande Capitale o anche semplicemente Phrà Nakhòn ossia Veneranda (Sacra) Capitale, la quale supera già i tre milioni di abitanti e conserva splendidi monumenti dell’arte thai in numerosissime pagode, in vari palazzi reali e pubblici, ed è ricca di canali, parchi e giardini, ma è purtroppo oggigiorno anche inesorabilmente soggetta alla fatale deturpazione di mastodontiche e stridenti costruzioni moderne che, se servono al suo sviluppo industriale, turistico e commerciale, ne deturpano irreparabilmente l’incomparabile unica bellezza di metropoli orientale.
È da notare che i Thailandesi fanno ancora netta distinzione tra la città di Bangkok, che si estende sulla sponda sinistra del fiume Ciào Phraià, e la primitiva cittadella Thon Buri, situata sulla sponda destra ed elevata al rango di capitale dal re Tàk Sin nel 1768, l’anno dopo la distruzione della precedente capitale Aiùtthaià. Tutte e due unite insieme formano la grande capitale Krung Thép per i Thai e Bangkok per noi.
Della Regione Centrale, che è la più popolosa e progredita, sono da ricordare anche le seguenti città: Aiùtthaià, anche se oggi è solo un ammasso di ruderi, ma che fu la più splendida capitale del Regno Thai durante il suo migliore periodo di potenza ed estensione territoriale; Lop Burì, l’antichissima Lavò già capitale del Regno dei Lavà poi assoggettata dai Khamén e quindi residenza estiva dei re di Aiùtthaià, ricchissima di vestigia storiche e religiose; U Thong, città assai antica anche questa, che diede i natali a Phaià U Thong che fondò la capitale Aiùtthaià e ne divenne primo re col nome di Ràma Thibodì I; e Suphàn Burì, che con le predette città si trova a Nord di Bangkok, mentre a est e lungo il litorale orientale del Golfo Thai si trovano: Sarà Burì, Nakhòn Naiòk, Cià Ceung Sao, Samùt Prakàn, Ciòn Burì, Si Ràcià e Phattaià che sono due rinomate spiagge e residenze estive delle più frequentate da turisti thailandesi e stranieri; Raiòng, Çiantha Burì e Trat. A est della capitale e verso South vi sono: Nakhòn Pathòm o Phrà Pathòm, antichissima capitale del Regno Suvànna Phùm o Thavàravadì dei Mon, che custodisce nel suo celebre Çedi preziose reliquie di Budda ed è il centro religioso più importante di tutta la Tailandia; Kançianà Burì o Kan Burì nei cui pressi sorge il tristemente noto ponte sul fiume Khuè (non Kuai), Ràtcia Burì o Ràt Burì, Phétcia Burì o Phét Burì che si trovano lungo la penisola, mentre sul litorale del Golfo Thai abbiamo ancora Samùt Songkhràm e Samùt Sàkhon; Hùa Hìn, riviera balneare assai nota e frequentatissima e Praciùap Khirikhan.
Parte Meridionale. Questa regione ha un’area due volte quella della Danimarca e si estende dai confini della sua prima provincia settentrionale Cium Phon fino ai confini della Malesia, tra il 12° e il 6° parallelo. È bagnata a oriente dal Mare della Cina lungo tutta la sua estensione ed a occidente dall’oceano Indiano solo nella parte meridionale, mentre dal capo Vittoria in su confina con la regione Tenàsserim che appartiene alla Birmania.
Tempo addietro, ci informa Phra Sàrasàt, quel territorio, con le importanti città portuali di Tenàsserim, Mergùi, Tavoi e Martabàn, apparteneva alla Tailandia che confinava quindi da capo a fondo con l’Oceano Indiano, ma l’Inghilterra nel secolo scorso, temendo che venisse aperto l’istmo di Kra che poteva dare un duro colpo al traffico marittimo del porto di Singapore, suo possedimento con il quale esercitava l’egemonia e l’assoluto controllo di tutti i traffici d’Oriente, si intromise negli affari della Tailandia e con la forza si impossessò di quella fascia costiera annettendola alla Birmania sua colonia. Con l’indipendenza di questa il territorio non venne restituito alla Tailandia ma rimase parte integrante di quella nuova nazione.
La Regione Meridionale è un’autentica penisola che dal north s’inoltra nel mare per 1000 km. verso South, ora assottigliandosi fino a 15 km. ed ora allargandosi fino a 200 km. di ampiezza. La sua superficie, a somiglianza di quella della zona settentrionale, è movimentata e resa oltremodo piacevole da alture e montagne che, pur non raggiungendo le altezze di quelle del north, si elevano dai 500 ai 1700 m. sul livello del mare. Il monte più alto è il Khao Lùang (Montagna Reale) che sorge quasi al centro della penisola e raggiunge i 1700 m. di altezza. Ma ve ne sono numerosi altri che raggiungono e superano i 1500 m. lungo il confine del Tenasserim e danno origine ad una dorsale (molto simile al nostro Appennino) che percorre quasi il centro della penisola da north a South fino all’isola di Phùket.
La Regione è bagnata da non meno di una mezza dozzina di fiumi ed è costituita da vaste pianure poste ad est nella parte settentrionale e su ambo i versanti (est ovest) nella parte meridionale. Numerosissime sono le isole che la attorniano, da un capo all’altro, delle quali la maggiore e turisticamente più conosciuta è Phùket che ha una superficie di 620 km2 ed è il centro industriale, per la lavorazione dello zinco, più importante di tutto il Paese,
«Lo scenario naturale di questa Regione, scrive Phrà Sàrasàt, sembra un quadro uscito dall’abile mano di un grande artista nel quale sono messe in risalto l’armonia delle cerulee acque che la circondano, le ridenti spiagge da paradiso terrestre, i nitidi villaggi adagiati e sonnecchianti all’ombra di alti palmizi, con lo sfondo di una fitta coltre di foreste ondeggianti tra un’altura e l’altra lungo la dorsale montuosa e terminanti in alte vette che si confondono con l’azzurro del cielo. La terra è particolarmente fertile e preparata a produrre qualsiasi erba e pianta coltivabile e può quindi nutrire un gran numero di uomini ed animali. Le sue acque, sia dolci che salate, sono oltremodo ricche di pesce, tanto che la gente talvolta lo butta via per risparmiare il sale, giacché, per quanto il sale sia a buon mercato per la presenza di numerose saline nella zona, il pesce costa ancora meno. L’agricoltura e la pesca sono dunque le due maggiori attività e risorse degli abitanti il cui benessere e abbondanza contrastano con la povertà della regione orientale. La loro condizione è delle più fortunate, giacché con tale abbondanza di cibo e con un clima pressoché costante e buono, che li libera da molte malattie, essi non conoscono affatto la dura fatica».
E questo si può dire in generale di tutta la Tailandia, terra fertile e generosa per tutto l’arco dell’anno, dove si può ancora vivere una vita tranquilla allo stato di natura, lontano da ogni preoccupazione e assillo della moderna civiltà. Di tutte le piante tropicali che abbiamo già ricordato per altre regioni, quella che più eccelle qui nella Tailandia Meridionale è il caucciù, per l’estrazione della gomma, le cui piantagioni si estendono a perdita d’occhio.
Anche il sottosuolo di tutta la Tailandia, ma particolarmente di questa regione, è ricco di ogni sorta di minerali, dall’oro all’argento, dallo stagno al rame, dal petrolio al ferro, dall’antimonio al manganese, dal piombo al tungsteno, dall’argilla alle pietre preziose.
Le città più importanti di questa regione sono: da north a South: Cium Phon, Krà Burì dove la penisola si fa più stretta e forma l’istmo di Krà; Ranòng, Suràt Thani (l’antica Ban Don), Nakhòn Si Thammaràt (l’antica Ligor o Laiko), Phatthalùng, Songkhlà, Pattàni, Narà Thivàt, Ialà, Satùn, Trang, Krabì, Phang Ngà e Phùket nell’isola omonima.
Clima. Il clima della Tailandia è tropicale, caratterizzato quindi da un caldo umido piuttosto elevato per tutto l’anno che viene diviso solitamente in due sole stagioni: quella asciutta da novembre ad aprile, e quella delle piogge da maggio ad ottobre. Nella seconda, le piogge abbondanti e torrenziali fanno straripare, per gran parte della loro lunghezza, tutti i fiumi, allagando le pianure e apportandovi quel limo provvidenziale e l’acqua necessaria alle coltivazioni soprattutto del riso e di altre tipiche piante tropicali che amano particolarmente questo elemento, come il cocco, la banana, il mango, la canna da zucchero, la palma da zucchero, ecc. Verso la fine di ottobre le piogge cessano quasi improvvisamente e del tutto e si entra nella stagione asciutta, rallegrata dal raccolto delle messi e da feste religiose e folcloristiche, ma resa quasi insopportabile da un sole accecante e implacabile che difficilmente un europeo può affrontare a capo scoperto, senza correre il rischio del noto colpo di sole o insolazione. E delle due stagioni, penso che l’occidentale preferisca quella delle piogge perché, nonostante l’umidità e l’afa, ha l’illusione d’un certo benessere dovuto alla pioggia, che raramente scende incessante e uggiosa, ma piuttosto a scrosci di poche ore, come una piacevole doccia; mentre i Thai preferiscono decisamente la stagione asciutta, perché meno cupa e triste e più congeniale al loro temperamento e ai loro svaghi e passatempi Si dice infatti che il maggior numero di suicidi avvenga durante la stagione delle piogge che apporta nell’animo dei Thai un senso di opprimente malinconia, talvolta letale come da noi l’autunno.
La temperatura media annua, all’ombra, a Bangkok, si aggira intorno ai 28°C, con punte massime di 41°C e minime di 11°C.
Viabilità e Comunicazioni. Le vie e i mezzi di comunicazione più importanti sono stati sempre, sono e saranno ancora per molto tempo, in Tailandia, i corsi d’acqua e i natanti, a causa appunto della sua caratteristica predominante conformazione idrica. Vie d’acqua d’ogni sorta, dal mare al lago, dal fiume al canale, dallo stagno naturale al bacino artificiale; e natanti d’ogni tipo, foggia e grandezza dalla barca ad un remo, simile alla gondola veneziana, alla peata spinta con la pertica, dalla canoa grande quanto un guscio di noce, alla giunca cinese a vele di stuoia che serve anche da abitazione per una e più famiglie, dal motorino fuori bordo al motoscafo, dal traghetto alla nave di grosso tonnellaggio.
Ma da un secolo la Tailandia vanta anche una buona rete ferroviaria che la attraversa da un capo all’altro da north a South, da est ad ovest, collegandola con tutti i paesi limitrofi dal Lao alla Malesia, dalla Birmania alla Cambogia.
Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi essa è dotata inoltre di magnifiche strade rotabili che la percorrono in ogni suo angolo remoto, mentre solo mezzo secolo fa, le sue foreste erano impenetrabili o percorribili soltanto a dorso di elefante, mezzo di trasporto ancora oggi usato, ma quasi esclusivamente per motivi turistici.
Infine la Tailandia è oggigiorno attrezzata di un magnifico aeroporto internazionale a Don Müang, 25 km. a north di Bangkok, divenuto in breve tempo lo scalo aereo più importante di tutto l’Oriente e da una serie di aeroporti minori per la navigazione aerea interna, tra le città più importanti, secondo l’evoluzione dei tempi e le esigenze della più avanzata tecnologia, dando uno sviluppo enorme al turismo nazionale e soprattutto internazionale, sostenuto da una catena di alberghi di gran classe e lussuosamente dotati di ogni confort moderno.
Ma dobbiamo necessariamente lasciare tanti altri particolari sulle sue risorse economiche, industriali, agricole, commerciali e di altre branche, perché esulano dal nostro compito, mentre per quanto riguarda la sua cultura, l’arte, l’istruzione, la religione, il governo, avremo modo di parlarne nella narrazione storica.
Lo scopo infatti di questo inserto era solo di dare brevi ed essenziali notizie della carta geografica della Tailandia, sulla quale, muoveremo i personaggi della sua storia, come le pedine di una scacchiera, nella speranza e con l’augurio che il lettore ci possa seguire più facilmente e più piacevolmente.
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