INTRODUZIONE
La stesura di questa breve Storia della Tailandia vuol essere anzi tutto un tributo di riconoscenza da parte mia verso quel Paese che mi ha ospitato per alcuni anni e verso quel Popolo che mi ha dimostrato tanta finezza d’animo; per i quali ho conservato sempre il più caro ricordo e la più cordiale simpatia.
Ma vuol essere anche un modesto contributo inteso a colmare la immensa e, diciamo pure chiaramente, riprovevole ignoranza che esiste tra noi sulla civiltà e storia dei popoli orientali.
Nelle nostre scuole si continua a considerare la razza bianca l’unica razza civile, superiore a tutte le altre in ogni manifestazione ed evoluzione umana, quando invece la razza bianca vera e propria non esisteva ancora o viveva nelle caverne, allorché quella gialla o di pelle Scura aveva già costruito numerose città, organizzato vasti regni e imperi, elaborato leggi, adottato usi e costumi di avanzata civiltà. E non è valsa, a cambiare tale mentalità, neppure la terribile e tragica condanna, con la recente scomparsa delle aberranti dittature che osarono proclamare e sostenere la superiorità dogmatica e priorità indiscussa della razza ariana.
Nelle nostre scuole ancora oggi non si fa altro che parlare dei Grandi Imperi Coloniali, dei Grandi Conquistatori Europei, del Grande Impero Romano, del Vasto Dominio Arabo, della perfezione estetica, politica e letteraria Greca, dei Regni d’Egitto, degli Imperi Assiro-Babilonesi, giungendo al massimo fino all’Indo, solo per parlare delle imprese di Alessandro il Grande, ma senza interessarci minimamente dei popoli dell’immenso Continente Asiatico che pure hanno una storia, una civiltà ben più antiche e, in certi periodi, ben più progredite delle nostre.
Cosicché si esce dalla scuola conoscendo nulla o quasi di quei grandi e sterminati popoli dell’Estremo Oriente, della loro antichissima civiltà, della loro letteratura, della loro religione, della loro arte delicata e maestosa, elaborate e perfezionate prima delle nostre; si esce dalla scuola completamente ignari del Celeste Impero, il più esteso di tutti gli imperi mai esistiti al mondo nel tempo e nello spazio (4000 anni! dal 2000 a.C. al 2000 quasi dc.) con la sua plurimillenaria civiltà che ebbe origine e pieno sviluppo quando l’occidente era ancora agli albori della sua storia.
E altrettanto dicasi dell’impero Giapponese, dell’impero Indiano (Vedico-Bramanico-Buddista-Indù) e dell’impero Indonesiano. Tutti popoli che continuiamo a ritenere barbari, incivili e sottosviluppati, mentre ci hanno preceduti di millenni sia nella storia che nella civiltà.
E c’è da precisare che i Cinesi furono a loro volta preceduti da altri popoli, i «THAI» di cui ci occuperemo in questa Storia. I Thai che, come vedremo, avevano già dei centri abitati ben organizzati ed avevano sviluppato un eccellente sistema di agricoltura, soprattutto per la produzione del riso e della frutta, ed erano forti di una avanzata organizzazione politica, civile, economica e militare da incutere rispetto e timore agli altri popoli mongoli. E chi ha mai sentito parlare di loro?
Eppure non sono esseri immaginari o personaggi usciti dalla penna o dalla fantasia di qualche estroso romanziere come Verne o Salgàri, ma popoli realmente esistiti in una prosperosa civiltà ancora prima che i Cinesi arrivassero dal centro dell’Asia all’Estremo Oriente e chiamassero quella parte dei Continente Asiatico, coi loro nome, Cina.
Chi ha mai sentito parlare della Tailandia (o Siam) che negli ultimi tre secoli, anche se a prezzo di sacrifici e rinunce territoriali, è riuscita a mantenere la sua indipendenza nazionale, quando tutti gli altri Paesi limitrofi cadevano, uno dopo l’altro, vittime del Colonialismo Anglo-Francese e nei 1882 riuscì, non solo a frenare ma addirittura, a fermare ai suoi confini l’inesorabile processo di colonizzazione delle due più grandi potenze del tempo, l’Impero Britannico e l’Impero Francese? Proprio, come oggi, un secolo dopo, ha neutralizzato e sta neutralizzando l’influenza delle due attuali superpotenze, il Comunismo e il Capitalismo che si stanno contendendo il predominio economico più che politico di tutto l’Estremo Oriente, mantenendo fieramente la sua indipendenza politica e integrità nazionale libere da ogni ingerenza straniera.
Neppure la tanto deprecata e lunga guerra trentennale del Vietnam, Cambogia e Lao (ex Indocina Francese) combattuta ai suoi confini è stata sufficiente a suscitare nella stampa e nel pubblico italiano un interesse culturale vero e proprio per quei paesi del Sudest Asiatico. Si è parlato della Cina col suo Maoismo, del Giappone con la sua avanzata tecnologia, dell’India con fa sua bomba atomica nonostante la fame che la distrugge; ma del Vietnam, della Cambogia, del Lao, della Tailandia che erano più direttamente interessati e coinvolti in questa tragica avventura, paesi ricchissimi di arte, letteratura, tradizioni, usi e costumi antichissimi e capaci di suscitare il massimo interesse in qualsiasi lettore; nulla o quasi nulla è stato detto o scritto. Nulla almeno di storia, di politica, di arte, di religione, di letteratura, di cultura, ma c’è stata data solo una scarna e macabra cronaca di violenze, distruzioni, sopraffazioni, dolore e morte.
E d’altronde mancano in Italia testi, libri e documenti adeguati, mentre gli Inglesi, i Francesi, gli Olandesi, i Portoghesi, i Tedeschi e ultimamente gli stessi Americani posseggono una vastissima letteratura su tutta la storia, l’arte, le letterature, le religioni dei Paesi d’oriente, nonché una vasta documentazione diplomatica, prodotta e raccolta in tanti secoli di colonizzazione, di viaggi, di scoperte, di esplorazioni, di missioni culturali e di ricerche archeologiche.
Noi abbiamo soltanto il Milione di Marco Polo (l’unico in commercio), gli scritti di Nicolò di Conti, di Gerolamo di Santo Stefano, di Bartolomeo Vartema, dei padri Ricci e Marignolli e di qualche altro missionario, tutti introvabili nelle librerie e difficilissimi da scovare nelle biblioteche private. Il che è troppo poco!
È assolutamente necessario dunque colmare questa lacuna. E non potendo sperare che la scuola, già impegnata in tante altre riforme, possa ampliare i suoi programmi in questo senso, mi sono proposto (e mi auguro vivamente che l’esempio sia seguito da altri) di curare una serie di pubblicazioni sulla storia, la letteratura, la religione, l’arte, la politica, la cultura, il folclore della Tailandia (per ora, da estendere poi ad altri paesi dei Sudest Asiatico), in modo che chi ha finito la scuola, completamente ignaro e sprovveduto in questo campo, possa (con una lettura facile e speriamo anche piacevole, senza particolare impegno, ma quasi a tempo perso nelle ore di svago e nel tempo libero) farsi una cultura oggigiorno più che mai indispensabile ad ogni uomo civile.
Se si pensa che la classe colta di quei Paesi che noi (per i predetti inveterati e quanto mai riprovevoli pregiudizi) continuiamo a ritenere inferiori e sottosviluppati, per il 90% perfeziona o compie interamente i suoi studi nelle Università Europee e Americane, apprendendo non solo tutti i nostri problemi attuali, ma anche tutta la nostra storia, la nostra cultura, la nostra civiltà, le nostre lingue, dovremmo certamente vergognarci di sapere, a nostra volta, così poco di loro.
La Tailandia da secoli, guidata saggiamente da una lunga serie di re abili e coraggiosi, fatta qualche rara eccezione, e ultimamente da una Dinastia reale discendente da un grande stratega, il generale Ciàkrì, e oggigiorno sorretta dai suoi migliori uomini ammessi, con la Costituzione del 1932, al Parlamento, ha saputo battersi intelligentemente e uscire vittoriosamente dalle più difficili congiunture politiche, economiche e sociali, mantenendo la sua libertà nazionale intatta e formando «non una diga di bambù», ma «una barriera di uomini liberi, i Thai», fieramente decisi a difendere la loro terra, la loro cultura, le loro tradizioni, la loro religione e soprattutto la loro prima virtù: la «libertà», e quindi giovare indirettamente anche a noi, al nostro benessere, alla nostra tranquillità.
La Tailandia infatti è diventata oggigiorno, in seguito agli ultimi avvenimenti politici mondiali, il fulcro sul quale poggia la bilancia dell’equilibrio tra le massime potenze che si contendono il predominio economico di tutto il mondo, Si sa che una terza guerra mondiale, a detta di tutti, sarebbe la distruzione dell’intera umanità e tale pericolo incombe più che mai nell’Estremo Oriente. La Tailandia potrebbe essere l’unico Paese catalizzatore capace di frenare tale reazione a catena, come una barra di cadmio in una pila atomica.
Non posSiamo più pensare, come i nostri padri, che quei popoli di Oriente siano troppo lontani per interessarcene. Oggigiorno, con i mezzi che la tecnica ha prodigiosamente sviluppato e divulgato, quali il telefono, la radio, la televisione, le comunicazioni aeree, frantumando tutte le distanze, quei popoli li abbiamo sull’uscio di casa e non posSiamo più permetterci di ignorarli. Dobbiamo fare qualche cosa per conoscerli e comprenderli prima che sia troppo tardi.
Sarà questo anche un contributo alla preparazione e realizzazione di quello che, per il momento, è solo un sogno utopistico, ma che in un domani, forse non lontano, dovrà diventare una realtà, l’unione o convivenza di tutti i popoli della terra in una pace universale.
Prima di chiudere voglio ringraziare sentitamente il dr. M. L. Manìt Ciùmsài, una personalità nella cultura Thai, che mi ha dato l’ispirazione a quest’opera e fornito i testi necessari ad un’ampia consultazione; di lui dirò più a lungo in altri volumi di questa Collana, scritti dal medesimo e da me solo tradotti, per fornire al lettore un campo di informazioni sempre più vasto, esauriente e genuino.
Il mio ringraziamento va pure ai Padri Missionari Salesiani Don Sala, Don Castellino, al Gesuita Don Cerutti e particolarmente al Vescovo Missionario Mons. Pietro Carretto nonché ai Sacerdoti Thailandesi Don Praxum e Don Sanit per la loro preziosa collaborazione e assistenza nell’invio di notizie e sulla scelta e fornitura di numerosi volumi da consultare.
La più viva riconoscenza debbo anche al caro amico Ferruccio Pivetta per la preziosa collaborazione di disegnatore e cartotecnico e aiuto revisore del testo in dattiloscritto e in bozza.
L’Autore
MARIO LORENZATO Torna
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