Origini

Secondo i migliori storici orientalisti, le principali razze aborigene che abitavano in particolare l’odierna Tailandia e in generale l’intera Indocina o Penisola d’Oro, erano i Saiàma o Samang (da cui Syam, Sayam, Siam), i Sakài, i Karìeng, i Lavà, i Kha, i Lin-jì. Questi aborigeni furono successivamente sopraffatti, assorbiti, ridotti in schiavitù o relegati sui monti e nelle foreste da altri popoli invasori o nomadi, quali gli Indiani da ovest, i Cinesi da est, i Thai da north, i Khamén da South, i Mon e Phamà o Birmani da north-ovest. I Thai dunque, che dovevano popolare e dare il loro nome alla Tailandia, vivevano ben lontani da quella che doveva diventare la loro patria. Essi infatti, appartenenti al ceppo fondamentale mongolo sorto e sviluppatosi intorno ai Monti Altai dell’Asia Centrale, si erano staccati e stabiliti definitivamente, dopo secoli di vita nomade, nelle fertili valli dei fiumi Hùang Ho (Fiume Giallo) e dello Iang Tze Kiàng, col nome di AI LAO il cui significato andò perduto. (Tav. II) Qui essi avevano sviluppato una progredita agricoltura, avevano fondato delle città, si erano organizzati in regni ben amministrati e difesi da un efficiente esercito ed avevano una lingua ed una cultura proprie. La terra che occupavano non si chiamava ancora Cina, perché il popolo che doveva darle questo nome viveva, a sua volta, ancora più lontano e precisamente nelle vaste pianure o steppe ad oriente del Mar Caspio (nell’odierno Kasahstan). Di là, a causa della loro condizione ancora nomade, di cacciatori e pastori, i futuri Cinesi si spostarono lentamente verso oriente e, attraversando tutta l’Asia, giunsero anch’essi nel bacino del Fiume Giallo. Alla vista e contatto degli Ai Lao, che li avevano preceduti ed erano assai progrediti nell’agricoltura, nell’organizzazione civile e militare, i Cinesi non poterono fare a meno di esprimere la loro ammirazione e rispetto chiamandoli THAI (che vuol dire grande, glorioso); parola che assunse poi anche il significato di libero, giacché la libertà è la maggiore grandezza e gloria dell’uomo. Ed ecco l’origine del nome e del popolo Thai. Nome che da allora gli Ai Lao assunsero e conservarono fieramente, attraverso molteplici generazioni e peregrinazioni, fino ai nostri giorni. Ciò avveniva in un lasso di tempo lungo e impreciso e cioè dal 5000 al 2500 a.C. I Cinesi, che in un primo tempo si erano adattati a vivere in pace accanto a loro, cominciarono poco per volta a penetrare nei tessuto sociale dei Thai e a impadronirsi lentamente dei posti di comando fino ai punto di dominarli, sottometterli e perseguitarli. I Thai allora, non potendo rassegnarsi a tali umiliazioni e anziché lasciarsi assimilare dai nuovi arrivati, né potendo ormai far nulla contro la preponderanza cinese, ma fieri ugualmente della loro indipendenza e superiorità civile, preferirono in massima parte abbandonare tutto ed emigrare in cerca di altre terre dove fondare le loro città, sviluppare la loro agricoltura e organizzare i loro regni. Si spostarono così verso il South-ovest dell’Asia e fondarono i Regni di Lung e di Pa. Il professore W. Eberahrd dell’Università della California, nella sua «Storia della Cina», asserisce che intorno al 2000 a.C. i Thai vivevano ancora nella valle dei Fiume Giallo e prima della venuta dei Cinesi avevano sviluppato una civiltà loro propria, com’è dimostrato dai bronzi e oggetti vari venuti alla luce sul luogo e che non hanno alcuna attinenza con la civiltà cinese. «Secondo la cronologia Ussher, commenta il Dr. Dodd eminente storiografo orientalista, nel 2000 a.C. Babilonia e Assiria erano sorte da appena 20 anni, e Mene o Mizrain non aveva ancora riunito l’Egitto. Ciò vuol dire che gli Ai Lao o Thai sono popoli di una civiltà ancora più antica». D’altronde numerosi altri studiosi orientalisti attestano che in tutta la Cina centro-meridionale si trovano continuamente tracce non solo archeologiche ma anche etniche, linguistiche e culturali dei Thai o Ai Lao. Di fronte a tali asserzioni dobbiamo dedurre che gli Ebrei di Mosè, i Troiani di Priamo, i Greci di Omero, i Romani di Romolo e Remo non erano ancora apparsi sulla scena della storia, quando già i Thai prosperavano in un’avanzata civiltà nel cuore della Cina dal Fiume Giallo ai Golfo del Tongkino, ponendo le basi dello stesso Celeste Impero dei Cinesi che dovevano seguirli e strapparne l’eredità civile e culturale. E’ nell’attuale Cina Meridionale che i Thai fondarono i loro nuovi regni, dopo l’emigrazione dalle valli del Fiume Giallo e dello Ièng Si Kìeng (o Yang Tze Kyang), regni che dovevano però cadere lentamente e inesorabilmente sotto il giogo dei Cinesi. (Tav. VI) E a più riprese le stesse Cronache Cinesi ci parlano della lotta dei Tartari-Cinesi contro i Thai per la conquista dei loro regni, narrando come nell’843 a.C. la città di Lung, una delle prime capitali fu conquistata e sottomessa. I Thai furono allora costretti a scendere più a South nell’altro Regno di Pa. Ma nuovamente perseguitati e sconfitti anche qui nel 215 a.C. i Thai dovettero emigrare ancora e stabilirsi ai confini del Tonkino,, dove fondarono numerose città, tra di loro indipendenti prima e poi riunite nel Reame di Thai Ai Lao o Tìen Ai Lao, sotto il re Khun Muang nel 122 a.C., con capitale Pe Ngài o Ngai Lao. Anche questo Reame tuttavia non sempre poté mantenere la sua assoluta libertà e indipendenza, ma fu più volte ridotto dai Cinesi in condizioni di vassallaggio. E in questo periodo che il Buddismo cominciò a penetrare fra i Thai, allorché nel 68 d.C. l’Imperatore cinese Meng Te inviò una missione al re thai Khun Luang Mao del Regno Ai Lao e lo convinse a convertirsi al Buddismo insieme a tutti i suoi Southditi che assommavano a 553.711. Questo atto religioso però creò un malinteso politico, giacché i Cinesi ritennero questa adesione al Buddismo come una formale sottomissione anche al potere politico, per cui, subito dopo la missione religiosa, inviarono un funzionario della corte imperiale quale Governatore Generale di tutto il Regno Thai con residenza nella loro capitale Ngai Lao o Pe Ngài. Quando però i Thai si resero conto dell’inganno, reagirono immediatamente, ma invano; perché troppo tardi per potersi opporre alle preponderanti forze militari cinesi e dovettero accettare il fatto compiuto dell’annessione del loro Reame quale provincia del Celeste Impero. Il loro amore per l’indipendenza tuttavia era tale che non cessarono di lottare e approfittare di ogni occasione per potersi riscattare dal giogo cinese. E l’occasione più propizia si presentò particolarmente verso il 222 d.C. allorché gli intrighi sorti alla corte imperiale spezzarono il Grande Impero Celeste nei noti TRE REGNI. Allora le singole città thai insorsero e tentarono di rendersi indipendenti ciascuna per conto proprio. Ma il Reame cinese cui era toccata la parte meridionale della Cina non si rassegnò a perderne il dominio e, per mano del suo saggio e forte primo ministro Khung Min, non tardò ad avere la meglio su quelle città ribelli, che nel frattempo, dinanzi al comune pericolo, si erano riunite sotto la guida del re thai Beng Hek ed avevano opposto una lunga e valorosa resistenza. (Le eroiche gesta di questa epica lotta dei Thai contro i Cinesi sono state narrate e tramandate fino a noi nel celebre romanzo a fondo storico «I Tre Regni») Questa nuova lotta e oppressione dei Cinesi contro i Thai provocò una ennesima massiccia emigrazione di questi ultimi verso altre terre; in parte nel Tonkino (Vietnam del Nord) dove si stabilirono lungo le valli del Fiume Rosso e Nero passando alla storia coi nomi di Thai Rossi e Thai Neri e successivamente Ciam, in parte verso occidente nell’attuale Lao dove fondarono i regni dei Sip Sòng Phan Na (12 mila campi) e dei Sip Song Ciu Thai (12 principati) dandovi poi il loro antico nome Ai Lao o Lao; in parte nella provincia di Nan Ciào (attuale Iun Nan) situata al north della Tailandia; in parte ancora più a occidente nella Birmania settentrionale dove fondarono numerosi staterelli col nome di Ciàn (Shan) e infine lungo il corso medio del fiume Bramaputra nell’Assam, provincia north-orientale dell’India, dove presero il nome di A Hòm. (Tavv. IV e VI) Bisogna dire che in tutte queste regioni i Thai erano già stati preceduti da altre ondate di emigrazioni di loro antenati, allo stesso modo di ciò che è avvenuto per i nostri emigranti europei verso le Americhe dopo la loro scoperta, e non durarono quindi fatica ad ambientarsi e a rimettersi al lavoro per recuperare quanto avevano abbandonato o perduto. Ma è particolarmente nella regione di Nan Ciào (Iun Nan) che i Thai riuscirono a fondare molte prosperose città e riunirle poi in un potente Reame. Infatti tra le montagne di quella regione quasi impervia, lontani quindi dalla sfera d’influenza dei Cinesi, con un terreno molto meno allettante delle precedenti fertili pianure e quindi meno esposti alle brame insaziabili degli eserciti del Celeste Impero, essi poterono finalmente godere una relativa tregua e prosperare indisturbati per parecchi secoli. Ed è di loro che noi dovremo più che mai occuparci, trascurando tutte le altre ramificazioni, perché è proprio da questo flusso centrale che scenderanno verso la Tailandia i Thai che dovranno diventare il suo popolo, darle il nome e perpetuarne nella storia fino a noi l’integrità razziale, etnico-culturale, mentre tutti gli altri gruppi, compreso quello rimasto nello Iun Nan o Nan Ciào, furono inesorabilmente assorbiti da altri popoli e perdettero quindi l’originale integrità razziale di Ai Lao o Thai. Lo stesso Lao che è stato occupato e organizzato in Reame dai Thai prima ancora della Tailandia, che ha assunto il loro antico nome di Ai Lao, che conserva molte caratteristiche Thai e parla una lingua quasi uguale a quella Thailandese, deve questa sua particolare indipendenza e differenziazione dagli altri gruppi al fatto di essere stato per lungo tempo un dominio e Reame vassallo della Tailandia. E avremo occasione di riparlarne ampiamente nel corso della nostra narrazione. Ma, per il momento, dobbiamo lasciare da parte i Thai per fare una digressione e occuparci, seppur brevemente, di due altri popoli che avevano già preso possesso del Sudest Asiatico e prosperavano da tempo nel Siam e nell’intera Penisola d’Oro: i Khamén e i Mon.

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